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CALLE DE LA PIETà



Belgium, 2010, HDcam - Color - 59

DIRECTED BY:
mario brenta e karine de Villers

SCREENPLAY:
Mario Brenta

PHOTOGRAPHY:
Mario Brenta

EDITING:
Karine de Villers

PRODUCER:
Karine de Villers

PRODUCTION:
Karine de Villers

WORLD SALES:
Karine de Villers

STORY DESCRIPTION:

Calle de la Pietà è la cronaca reale e immaginaria dell’ultimo giorno di vita di Tiziano Vecellio, ventiquattr’ore tra il mattino del 26 agosto 1576 il mattino successivo, e dell’ultimo suo quadro, la Pietà. Più che un racconto, il film è una riflessione sull’esistenza e sulla funzione dell’arte che non è altro che il desiderio di cogliere il segreto del mondo, di possederlo ma soprattutto di dominarlo, dominandone il tempo.
DIRECTOR BIOGRAPHICAL NOTE:

Mario Brenta è nato a Venezia. Prime esperienze professsionali in campo pubblicitario; all’inizio come grafico, poi come sceneggiatore di spot televisivi. Il cinema è però il suo vero interesse, così si trasferisce a Roma dove lavora per diversi anni come aiuto-regista e sceneggiatore. Durante questo periodo ha modo di girare i suoi primi cortometraggi e di collaborare parallelamente ad alcune trasmissioni televisive. Il suo lungometraggio d’esordio, Vermisat, girato con pochissimi mezzi - storia di emarginazione, di conflitto fra culture - è un po' la rivelazione dell'anno. Invitato nella selezione ufficiale al Festival di Venezia nel 1974, ottiene a S.Vincent la Grolla d'Oro per l'Opera Prima e il Premio Speciale della Giuria (ex-aequo con Prima pagina di Billy Wilder) al Festival Internazionale di Valladolid. Assieme a Professione Reporter di Antonioni e Allonsanfàn dei fratelli Taviani, è l'inatteso terzo finalista del premio Rizzoli per il miglior film della stagione 74/75. Ma gli anni successivi sono dedicati soprattutto al documentario: collabora con RAI 1, con la Sept-Arté e Antenne 2 in Francia e con Svenska Film Institutet in Svezia. Abbiamo così Jamais de la vie! (1983) presentato a Cannes, ed Effetto Olmi (1982) e Robinson in laguna (1985) entrambi in selezione ufficiale al Festival di Locarno. Il ritorno alla fiction è del 1988 con il lungometraggio Maicol, storia notturna, metropolitana, minimale e terribile, di una ragazza madre e del suo bambino di cinque anni, che ottiene il premio "Film et Jeunesse" (Cannes 1988) e, sempre in Francia, il premio Georges Sadoul (ex-aequo con Sweetie di Jane Campion) come miglior film straniero dell'anno 1989 e il premio della Confederazione Internazionale del Cinema d’Art et Essai. Il film è prodotto e girato interamente nell'ambito di Ipotesi Cinema - laboratorio cinematografico, scuola-non-scuola, ideato da Ermanno Olmi e di cui Mario Brenta è stato uno dei fondatori e, tuttora, uno dei principali animatori. Barnabo delle montagne del 1994, opera di realismo magico tratta dal primo romanzo di Dino Buzzati, è il suo lungometraggio più recente. Realizzato in coproduzione con Francia e Svizzera e con l'apporto di Rai Uno e della Comunità Europea, è stato presentato in concorso a Cannes e ha ottenuto un po' dovunque prestigiosi riconoscimenti: dal Premio Italia "Cinema e Società" come miglior film dell'anno 1994, al Gran Premio al Festival Internazionale del Cinema Mediterraneo di Montpellier in Francia, al Premio per la miglior regìa e il Premio Speciale della Critica al Festival Internazionale del Cinema Latino a Gramado, in Brasile, al Premio di Qualità del Ministero dei Beni Culturali; dai Gran Premi al Festival Internazionale della Montagna di Trento (1995) e dei Diablerets in Svizzera (1996) al "Ciak d'Oro come miglior film dell'anno per i costumi e alla Targa "Nestor Almendros" per la miglior fotografia, entrambi nel 1995.

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