RIFF Movies Archive

Che ci fai tu qui ?



Italy, 2014, - Color - 17 min

DIRECTED BY:
gianni fabriani

CAST:
Luca Di Giovanni, Arianna Ninchi

SCREENPLAY:
gianni fabriani

PHOTOGRAPHY:
gianni fabriani

EDITING:
gianni fabriani

MUSIC:
gianni fabriani

SOUND:
vittorio melloni e gianni fabriani

PRODUCTION:
gianni fabriani

STORY DESCRIPTION:

se fosse possibile un grado di ingenuità ulteriore, ulteriore anche a cinema da camera che dal principio è un esercizio di ingenuità, o meglio una dichiarazione di ingenuità come esercizio, si sarebbe detto che “che ci fai tu qui” è un lavoro sul cinema da lontano, come se fosse possibile indicare qualcosa e dire: “essa è cinema, ci stiamo lavorando un po’ su! (ma da fuori eh!)”. e come se il lavoro sulle cose già fatte in nome del cinema non fosse già sufficiente: cose accumulate da oltre cent’anni, se non ricordo male le date, e mai come ora moltiplicate su queste tv ad personam, che non si sa più dove posare gli occhi. e resterebbero quasi tutte inguardate, se non per inciampo. per cui si resta a guardarle il tempo di capire quello che sono (30”? un 1’?) e poi dire: “comunque… non si saprebbe fare di meglio, forse”, e aggiungere “… ma avrebbe poi senso, fare di meglio, ora? ”. e ripeterselo anche, tanto per non farsi venire strane di idee. tipo: “un lavoro sul cinema” e da “lontano….”, poi.
strane idee, perché un lavoro sul cinema può nascondere anche un estremista di destra che ci si era portati dentro silente da sempre, con in testa una lunga lista di film da rifare e riportare di corsa al montaggio se non di nuovo sul set, secondo un programma di eucinetica preciso anche nei particolari dei roghi da appiccare qui e lì, inevitabili considerando la lunga storia degli oscar (una notte dei lunghi coltelli per tutti noi) e la vita è una grande bellezza cose così’.
lo so: “un lavoro sul cinema…” può essere anche meno utopistico: una cosa da provinatore di grammatiche, per esempio. in cui l’amore per le combine ha preso il posto dell’eidos, e i lego dell’ethos. con le varianti da tenere ben a mente perché è sempre possibile confondersi, con tutte quelle voci over (o off?) e i raccordi di terza (o di quarta?); qualcosa di molto accurato e ben circoscritto intendo come una buona tesina specialistica al dams col bravissimo professore e il suo libro bulzoni che non si è ancora dimenticato.
ma cos’è circoscrivere?, guardare l’intorno solo per escluderlo (l’intorno)?, una cosa da far sentire inspiegabilmente a corto di sguardo, come vittime di quella sindrome… com’è che si chiama?… quel deficit cognitivo per cui si riesce a vedere cinema solo in una sala di proiezione o su un monitor?; una malattia congenita (mi sembra ) per cui i malati neanche si accorgono di tutto il cinema che mancano, cioè stentano anche solo a immaginarlo un mondo in cui il cinema è in tutto e tutto è cinema. ha un nome, ovviamente, questa sindrome ma non ha senso scervellarsi troppo, perché non si tratta che di un lapsus, come era del resto, ripensandoci, “è un lavoro sul cinema da lontano…”, detto in sostituzione di “è un lavoro sulle corrispondenze e di come sia possibile mancarle, cioè non essere mai abbastanza pronti ad allucinarle”, detto ancora in sostituzione di “è un lavoro sull’essere che consegue dall’impossibilità di guardarlo dal di fuori. di farsene spettatore totale” detto ancora in sostituzione di “un senso del fuori quadro assoluto che pesa fisicamente su ogni immaginina fino a farne … una macchina della resa, e della stessa aspirazione a essere la serie terminale del fuori quadro come un puro cartonato, anche…”
e questo andava detto nonostante non si capisca tutto e anche di questa petizione di principio sul cinema, che poi maschera una petizione su “il mio film”, che maschera una petizione su “Io”, questo “Io” che vuole farsi interesse generale, “il regista”, il portatore d’immagine, che cerca di omettersi mentre si dà, e ci si stupisce ancora di questa omissione, quando si sa, da oltre un secolo, se non ricordo male le date, degli scambi di persona a cui ogni volta ci si deve prestare, e ogni volta come niente fosse: con un sorriso e un bel discorso (non sempre) a portata di mano (per via della stupidità, anche)
quando invece basterebbe avvicinarsi ai pochi presenti - nulla di così impegnativo perché sono sempre quegli otto nove - con l’aria pacata delle condoglianze, la mano già sporta per un incerta stretta, la testa che inclina per rimbalzare sulle altre guance (un po’ fuori sincrono, con gli occhiali che finiscono un po’ sghembi) e ripetere “mi dispiace, ero solo un pretesto. un pretesto e nulla più ” e come sottotitolo: che ci fai tu qui !
che ci fai tu qui? era così?
l’avevo anche appuntato da qualche parte ma tra le note non ho trovato che questo:
la richiesta era: “un ampliamento del reale”,
la risposta è stata: “allargate un po’ i lati di qui e di là”
il 16:9 prima poi mi ucciderà
che ne è di tutto il cinema che è stato lasciato accadere in questo cinema molto progettato eppure così poco pensato (riflettuto) come cinema (a partire dall’avvento)
lo Hegel avrebbe detto che il cinema è sordo al concetto e, se un attacco di diarrea, come simbolo del dileguare del finito, non se lo fosse portato via in un paio di giorni, avrebbe anche aggiunto, lo Hegel :
l’occhio ottuso che è l’inquadratura, ha nella sua essenza questa fondamentale incapacità: tenere insieme gli opposti, trattenere il particolare nel generale, nonostante il generale di cui qui si parla , a causa dell’ontologica difettività propria del mezzo, sia meramente sensibile, già dato: non è, cioè, che una veduta . Ma anche a una totalità così mortificata - mortificata dal suo stesso gergo, il “campo” totale, la primavera in cui tutte le vacche sono belle - riesce l’impossibile, di perdersi le cose, riesce cioè di non saper restituire in un unico atto la cosa e l’intorno. cosa possibile anche all’occhio umano più opaco di Presidente di Consiglio
DIRECTOR BIOGRAPHICAL NOTE:

gianni fabriani insegna filosofia dell'arte

RICERCA FILM

GENRE
ORIGINAL TITLE
DIRECTOR
COUNTRY
YEAR

   
NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter - Subscribe to our newsletter.

Programma PDF

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com