Storia

A partire dalla prima edizione del 2002, il RIFF è diventato sempre di
più un appuntamento seguito con interesse dal pubblico di Roma e un
riferimento per i filmakers di tutto il mondo. In questi anni, infatti, il Riff
ha ricevuto opere provenienti dai 5 continenti finendo col rappresentare
un attento testimone delle direzioni e delle passioni del cinema
indipendente Una vocazione internazionale che ha trovato giusta
espressione nella selezione delle pellicole (con il criterio di preferenza
per le anteprime nazionali e internazionali). Non è stato quindi un
caso che i lungometraggi vincitori delle ultime edizioni siano stati
film stranieri. Per citarne alcuni: lo statunitense “Self medicated” di
Monty Lapica nel 2006; l’italo-statunitense “Punk Love” di Nick Lyon
nel 2007; nel 2008 l’estone “The Class” di Imar Raag. Le ultime due
edizioni del RIFF, vinte da due grandi registi come Steve McQueen
con “Hunger” (2008) e Andrea Arnold con “Fish Tank”, hanno suscitato
un particolare interesse da parte della critica e del pubblico. Un’anima
internazionale che ha portato il RIFF a non chiudersi in una specifica
tematica ma a fare del dialogo, della ricerca e della sperimentazione
cinematografica l’identikit del festival.
Ogni anniversario, come questo decennale, porta con sé un bagaglio
di emozioni. Un flusso emozionale che inizia con l’arrivo delle
opere per la selezione (in media ogni anno sono oltre 1000) e cresce
quando, in sala, si incontrano tanti personaggi, attori e registi, che rappresentano
la realtà del cinema. Ma la maggiore gratificazione arriva
quando i film selezionati al RIFF ottengono riconoscimenti e successi
a livello internazionale. “West Bank Story” di Ari Sandel, ad esempio,
un bellissimo corto selezionato nell’edizione del 2005, ha vinto l’Oscar
come miglior cortometraggio nel 2007. Profumo di Oscar c’è stato anche
per il film selezionato nel 2006, “Kiss by winter” di Sara Johnsen,
candidato agli oscar per la Norvegia. L’edizione 2005 del festival ha
visto come opening film “Omah”, un film sulla Real IRA di Pete Travis,
il regista talentuoso che nel 2008 ha firmato con un cast stellare
“Prospettive di un delitto”. Diversi sono stati i cortometraggi programmati
che poi si sono visti assegnare i “David di donatello” come, tra gli
altri, “Lotta Libera” di Stefano Viali, “Aria” di Claudio Noce e “Uerra” di
Paolo Sassanelli Anche tra i documentari ci sono stati titoli importanti.
Per tutti il documentario “Crude” di Joe Berlinger che per primo rese
pubblico il disastro ambientale causato dalla Chevron in Ecuador. E’
stato presentato in anteprima europea al RIFF nel 2008 ed è cronaca
di poche settimane fa la condanna alla Chevron, anche grazie al
rilievo internazionale della campagna di denuncia avviata proprio con
“Crude”, al pagamento di 9 miliardi di dollari di risarcimento.
In questi dieci anni è cambiata la funzione del RIFF e dei Festival in
generale come dimostra il loro proliferare. Ogni genere cinematografico
ha i suoi appuntamenti, ogni cittadina promuove con alterno
successo la sua kermesse. Nessuna critica al localismo, o allarme per
un effetto inflazionistico piuttosto la presa di coscienza che è cambiata
la mission: da pura ricerca o nicchia estetica, espressione di specifiche
tensioni culturali, oggi i festival diventano un nuovo modo di distribuire
i film. Opere che non hanno spazio in sala “rivivono” nei festival dove
viene premiata la qualità rispetto alle logiche di mercato. Per questo
da qualche anno, i festival fanno “circuito” alleandosi tra loro (sono
oltre 50 quelli “amici” del RIFF) e non è raro vedere le pellicole migliori
partecipare a 10 o 20 festival quasi a simulare l’uscita media in sala di
una pellicola. Il Riff diventa “l’altro cinema”, quello indipendente (oggi
ancora più di 10 anni fa), quello non strozzato dai monopoli, l’unico
capace di dare risposte alle “domande” del pubblico Niente di strano,
quindi, se nell’ultima edizione i tre film che hanno ricevuto i RIFF
Awards 2010 sono poi arrivati anche in sala: “Fish Tank” di Andrea
Arnold (UK); “Amore liquido” di Marco Luca Cattaneo; “18 anni dopo”
di Edoardo Leo.

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