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Annunciati i documentari internazionali in concorso ai RIFF Awards 2017

09/11/2017

Tanti nomi e tanti titoli, ma tutti accomunati da un intrinseco bisogno di esaltare figure rimaste per anni nell’ombra, raccontare sentimenti diffusi e denunciare realtà condivise
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Se, da una parte, la realtà contemporanea è caratterizzata dall’evoluzione tecnologica e dal cambiamento sociale di cui tutti parlano, dall’altra continuano ad esistere e a sussistere realtà precarie tangibili e determinanti a cui c’è bisogno di dare voce. Die Neue Nationalgalerie di Ina Weisse (Germania), narra la storia della ricostruzione della Galleria Nazionale di Berlino in seguito agli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, soffermandosi sul lavoro dell’architetto modernista Mies van der Rohe, Drifting towards the crescent di Laura A. Stewart (Olanda), che ha partecipato a diversi festival internazionali importanti, tra cui quelli di Rotterdam e Chicago, si sofferma sulle conseguenze dell’inquinamento del fiume Mississipi. Si prosegue con La fiebre del oro di Raul De la fuente (Spagna), al suo quarto documentario, che narra le vicende dei minatori del Mozambico e dell’inesistente prevenzione sul loro posto di lavoro, così come accade nella comunità africana narrata in Owino da Javier Marino e Yussuf Razzaque (Spagna) che da anni lotta contro i crimini ambientali delle grandi imprese. Post truth time di Héctor Carré (Spagna), selezionata al Raindance Film Festival, mediante alcune interviste a gente del settore, indaga sul debole rapporto tra la società e i media nell’era contemporanea. Natalia Gugueva, per la seconda volta dietro la macchina da presa, con il suo Who is Kusturica (Russia), mette in scena la storia di un musicista diventato regista per puro caso, girando le proprie opere tra un concerto all’altro.

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